Disoccupazione giovanile? Noi no!

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È piazza pulita per i giovani italiani sul mercato del lavoro. Lo confermano i dati ISTAT del giugno 2015, i quali riportano una disoccupazione da record: il 44,2% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni è a casa.
Stiamo parlando di una situazione che continua a peggiorare, considerato che il numero di occupati rispetto a giugno 2014 è diminuito di 80.000 unità.
Parliamo anche di una situazione che esiste nel nostro Paese da troppo tempo: nel giugno 2011 già era stata segnalata una diminuzione pari a 1 milione 54 mila lavoratori nel triennio 2008-2011, con prime pagine che pubblicavano già allora la notizia.
C’è, però,una differenza sostanziale tra le statistiche 2011 e 2015… un dato che dimostra come noi giovani abbiamo deciso. Stiamo smettendo di “farci mettere i piedi in testa” dalla demotivazione e ci stiamo rimettendo in gioco, nonostante ci sia poco con cui giocare.
Nel 2011, infatti, secondo il rapporto CENSIS il 27.9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non era interessato né a lavorare né a studiare. La media Europa a proposito era del 12%.
Oggi, pur rimanendo il tasso di abbandono scolastico molto alto (secondo L’OCSE al 17.7% gli under 25 che interrompono gli studi e in Europa siamo secondi solo alla Spagna), la partecipazione al mercato del lavoro sta crescendo: negli ultimi 12 mesi 131.000 persone hanno ricominciato a cercare un occupazione.
Questo è particolarmente importante perché, dal mio punto di vista, molti ragazzi fino ad oggi non sono stati solo “vittime” della crisi… ma hanno contribuito, con la loro mancanza di determinazione e di intraprendenza a rimanere in questa situazione.
“Il vostri tempo è limitato. Non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere con i risultati dei pensieri degli altri. E non lasciate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto è secondario”.
Steve Jobs ha pronunciato queste parole rivolgendosi alle nuove generazioni a seguito del successo ottenuto dal gigante ” Apple ” da lui creato.
E non è che siano state tutte ‘rose e fiori’.
Se noi siamo schiacciati dalla crisi, lui lo è stato da studi al college di Portland che era obbligato a frequentare senza il minimo interesse.
Sapete cosa ha fatto uno dei più grandi inventori del nostro tempo in questa situazione?
Ha preso e se ne è partito per l’India.. e una volta tornato ha frequentato solo i corsi che gli piacevano. Anche una volta avviata la START UP è stato fuori dagli standard in ogni dettaglio, dalla scelta  di presentare personalmente i suoi prodotti sui palchi teatrali al look ultra minimal.
Tranquilli, il mio non vuole essere un inno alla rivoluzione, ma  mi sembra giusto che accanto a tanti gesti forti compiuti a causa della mancanza di possibilità, si possa parlare anche di qualcuno che ha fortemente provato a realizzare il proprio futuro come desiderava e che ce l’ha fatta.
Non penso che esista un posto da Steve Jobs per tutti, ma che tutti possano  trovare dentro di sé un proprio ‘Steve Jobs’, forse sì.

Sara Annibali

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