Questo non amore

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Collegandomi a  un processo che ci accompagna già nei primi giorni dell’anno… e che non dovrebbe farlo mai più, voglio riproporre questo articolo che ho scritto in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne 2015. Sì, perché mi sto riferendo a quanto accaduto il 29 dicembre 2015 a Perugia, quando l’ennesima donna vittima di violenza domestica è stata uccisa con tutte le probabilità dal figlio arrestato oggi stesso. Non che i soprusi  nei confronti del sesso femminile siano un fenomeno recente o mai visto prima nella storia, al contrario. Proprio per questo vi lascio questo scritto: perché spero che il 2016 possa essere un anno di svolta. Dalla storia si impara, la storia si può cambiare. 

 

“Dimmi perché stringi… forte le mie mani… e coi tuoi pensieri mi allontani”.

Mi piace iniziare così questo articolo perché parlando di “amore“, purtroppo, esistono tanti modi per “stringere le mani” e in occasione della giornata contro la violenza sulle donne ho pensato fosse giusto ricordarlo.

Le ‘spose bambine‘ in Africa e negli altri Paesi in via di sviluppo, stringono le mani a uomini che le portano all’ altare per stringere a loro volta un alleanza economica, non un cuore pieno di amore.

Alle piccole vittime di pedofilia, le mani non vengono strette per andare al parco a giocare con i coetanei.

Le ragazze vittime di abusi non stringono le mani attorno al busto di un maschio che dovrebbe essere “la loro metà”, ma le stringono nel vuoto.. cercando di afferrare un amore che non esiste.

Sì,  perché in tutti questi casi non si può parlare di amore, non di quello vero.

Possiamo parlare di un amore malato, strumentalizzato, vittima di perversione, distorsione e patologico.

E in tutti questi casi,  non  possiamo parlare di un amore CONSAPEVOLE  perché fortemente condizionato da circostanze e problematiche che lo rendono NON LIBERO. Quando non ci sono né CONSAPEVOLEZZA né LIBERTÀ non si può parlare di qualcosa di VERO.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è perché in un Paese come il nostro dove si ha la possibilità di scegliere CONSAPEVOLMENTE e LIBERAMENTE la persona amata, dove il sentimento ( salvo casi patologici ) può essere vissuto profondamente e sinceramente, si verifichi ancora ( come attestato dai dati ISTAT pubblicati il 5 giugno 2015 circa l’ultimo quinquennio ) che il 31,5% delle donne italiane abbia subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nel corso della vita. Stiamo parlando di 6 milioni 788 mila persone, 1 donna su 3, che al posto che stringere le mani al proprio compagno dandosi aiuto reciproco o condividendo momenti di gioia nel matrimonio, in una relazione o in una convivenza… deve stringere i pugni e andare avanti nella quotidianità tutelandosi, lottando,  scappando, pregando, intraprendendo un percorso per riappropriarsi di se stessa a seguito di traumi che l’hanno segnata pesantemente…quando capita che sia ancora  in tempo per poter agire.

Molti studi parlano di mentalità e cultura: retaggi di una tradizione maschilista che ancora oggi influenzerebbe molto il nostro modo di vivere.

Tradizionalmente  “l’uomo decide” e “la donna esegue”.Tradizionalmente la violenza domestica in alcune situazioni è vista come qualcosa di lecito “per fare rispettare l’ordine delle cose”.

Tradizionalmente  il figlio maschio può fare tardi la sera… la figlia femmina ( quando esce ) deve rientrare presto.

Tradizionalmente  il maschio è “forte” , non piange mai  e non può mostrarsi sensibile  davanti a situazioni toccanti ; mentre la femmina non può non può fare sport  come kick box o rugby. Tradizionalmente l’azzurro è per il bimbo, il rosa per la bimba… e potrei continuare per le prossime 1000 righe.

Davanti a tutti questi esempi, credo che la maggioranza si sia ritrovata ad annuire,  e forse con qualche piccolo sorriso.

Quello su cui vorrei porre l’attenzione,però, è che tutto questo significa che per tradizione  non siamo capaci di amare LIBERI da condizionamenti e stereotipi. Risultato? Questo porta a non amare di amore vero.

Mi sbaglio? Ci sono altre risposte? Forse si,forse no… ma mi piacerebbe che le si trovasse insieme, per un Paese civile, capace di essere tale.

Sara Annibali

 

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