Una Barbie nella calza!

 

 

“I’m a Barbie girl, in a Barbie World…”
Niente di più vero delle prime parole della celebre canzone di Aqua, che già nel 1997 sottolineava l’importanza e la diffusione ( sembra quasi sia scoppiata un epidemia! ) di questa ” bambola di gomma ” nata come giocattolo nel 1959 e presto diventata una vera e propria icona.
A BARBIE, acronimo di Barbara Millicent Roberts, è stata dedicata anche una delle prime mostre del nuovo museo MUDEC a Milano. Già: al Museo delle Culture nella seconda capitale italiana si parla di Barbie… possibile ? Sì,  perché i vertici hanno deciso che sia giusto nel suo 56esimo compleanno iniziare a chiedersi cosa voglia rappresentare esattamente.
In generale siamo soliti vedere la ragazza snella, bionda e con gli occhi azzurri come uno dei tanti stereotipi di una bellezza irraggiungibile proposti dalla nostra società: anche psicologi e pedagogisti hanno segnalato che “Barbie è  un giocattolo deviante per i bambini e soprattutto per le bambine che rischiano di crescere reputando il proprio corpo inadeguato e poco apprezzabile.”
Altra opinione molto diffusa e non troppo a favore è quella che sostiene sia stato creato un “manichino perfetto” per tutti quegli stilisti di grande fama ( Armani, Dior, Prada ) che nel tempo hanno vestito la Millicent, o che quest’ ultima sia stata e tutt’ora sia destinata a seguire le mode del momento per rendere ulteriormente celebri alcune innovazioni/ personaggi a seconda del periodo.
Fin qui non uno…due buchi nell’acqua! E persino chi l’ha vista sempre e solo come un meraviglioso ( dannatissimo ) oggetto del desiderio dei propri piccoli che “IO DEVO AVERLA ASSOLUTAMENTE-E-E-E” non ha probabilmente mai colto il vero significato di Barbie.
Possiamo tranquillamente tirare su le mani: non è di certo colpa nostra se molti aspetti sono rimasti più “nascosti”, ma cominciando a coglierli potremmo decisamente cambiare il nostro punto di vista e presentarla diversamente ai nostri figli ( maschi e femmine ).
Da dove cominciamo?
Allora… partiamo da qui: avete mai realizzato che esistano Barbie di tutte le etnie? Cinese, Russa, Americana, Brasiliana, Cilena… un icona per tutti.
Poi, nessuno ha mai comprato una “Barbie curvy”? Per quanto non sia stata troppo pubblicizzata esiste, e è stata affiancata al solito stuzzichino.
Secondo step: qualunque sia il suo aspetto, BMR si è calata in tutti i ruoli ed i lavori possibili. Ha fatto la  pop star, sicuramente… ma è anche stata un vero e proprio perito meccanico, un veterinario, una ballerina, una impiegata d’ufficio (etc…)
“La filosofia che ruota attorno alla Barbie icona del mondo contemporaneo  – spiega l’ideatore – è quella di dare alle bambine la possibilità di immaginare di fare ciò che desiderano. Con Barbie ogni donna deve sapere di avere sempre infinite possibilità. Tutto è possibile”.
E riguardo questo le parole dipinte sul muro della mostra al MUDEC ricordano: “Barbie rappresenta una donna sicura di sé,  indipendente, con una straordinaria capacità di divertirsi ma restando sempre e comunque elegante”. Non possiamo certo pensare che elegante faccia riferimento ai vestiti o al trucco in una bambola in tuta da operaio…e non dovremmo pensarlo nemmeno in riferimento alla Barbie che va in discoteca con le sue amiche: elegante vuole significare sobria, composta, educata, fedele ai propri principi, non volgare e non  fuori legge… e visto il Mondo nel quale viviamo ( e anche quello verso il quale siamo proiettati ) non mi sembra un esempio da poco. Continuando sulla linea dello stile di vita, la Roberts ha condiviso la propria avventura fino ad ora con ben  14 cani, 7 cavalli, 2 gatti, 1 pappagallo, 1 panda e un delfino : considerando tutti i benefici che gli animali portano all’interno della famiglia ( pensiamo alla Pet terapy, ma più semplicemente agli studi sull’aumento della capacità di empatia come delle difese immunitarie  ) è sicuramente una bell’ esempio per i piccoli e anche per i più grandi.
Non ho ripetuto la parola  ‘esempio’ due volte per caso, ma perché vorrei concludere riferendomi a un’altra delle critiche più comuni. Tanti sostengono che questo giocattolo, a differenza del “ciccio bello” e delle bambole di pezza, non metta in moto un istinto materno e “di responsabilità” da parte dei bambini; al contrario avendo una famiglia che però non fa riferimento a genitori e svolgendo tutte le attività tipiche degli adulti stimolerebbe la voglia di crescere troppo in fretta.

Sicuramente ci sono dei pro e dei contro in entrambi i modelli sopra citati, ma davvero fare la mamma a 5 anni dovrebbe essere meno “adultizzante”? Onestamente,futuro per futuro, credo che avere un esempio di lifestyle  in più davanti oltre a genitori, nonni, fratelli e amici possa aiutare a prendere ‘la via giusta’.

E più ne sapremo della vera identità di Barbie,  più potrà essere così.

Intanto… possiamo essere più tranquilli nel renderla la nostra befana!

Sara Annibali

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