Beauty & the Beast

“Sono rimasto a bocca aperta!”

“Beh, ti conviene chiuderla e iniziare a masticare.”

Sì, perchè da metà ottobre, per chi sta dietro le sbarre scontare la propria pena non ha più lo stesso sapore … e nemmeno per chi sta fuori.

Non è vero proprio per tutti (non ancora) , ma Ingalera a Bollate (MI) sì.

Ingalera: un ristorante accogliente ed elegante che copre fino a 50 posti, dove gustare prodotti biologici dell’Interland milanese e dove chef e camerieri indossano una doppia divisa …. un posto dove detenuti e cittadini liberi si incontrano per condividere una “passione” comune, il cibo.

Questo appetitoso spazio  di rieducazione, reintegrazione ed incontro nasce da una storia che potremmo definire la “Beauty and the Beast” dei nostri tempi, questa volta senza ricorrere alla fantasia.

L’incontro tra ABC catering (cooperativa sociale di cuochi professionisti) e PwC  ha dato vita al progetto, che si propone di aprire le porte e guidare tanti Principi e Principesse trasformati in “mostri” dalle proprie azioni,  perché possano tornare proprio grazie a quest’utilme ad essere tali.

Nessuno è perfetto e alle volte l’uomo si lascia ‘prendere la mano’ decisamente troppo    … qualcuno più di qualche altro fino a diventare pericoloso e fare del male. Il delitto, l’omicidio,  il furto, l’abuso … non sono certo invenzioni del 2016 e sono atti dietro ai quali si nascondono le più diverse situazioni. Fortunatamente viviamo in un Paese che da la possibilità, a chi lo desidera fermamente, di fare un percorso, di pentirsi e di rimettersi in gioco in una veste nuova. Questo ristorante, però, consiste in qualcosa di più rispetto a un semplice “mettere in atto” in modo originale i principi del carcere detentivo: lavora sul prima, il dopo e il durante del recluso come mai fino ad ora. Infatti, chi sta dietro le sbarre non è esule, nonostante la propria condizione, dal contribuire al mentenimento della famiglia grazie allo stipendio percepito per il proprio lavoro.”Working” è la parola chiave: è stato provato come quello vero,che trasmette la “cultura del lavoro”, fatta di professionalità, di fatica ed orgoglio aiuti notevolmente a ridurre il rischio di recidiva formando un cittadino che rispetta le regole. Aiuta anche grazie all’apprendimento di nuove skills garanti di un ritorno sicuro; competenze come le quelle che,in questo caso, assimilano i detenuti frequentanti l’Istituto alberghiero ‘Paolo Frisi’ di Milano perché in queste cucine possono effetturare il proprio stage curricolare. Il contatto con chi carcerato non è, infine, aiuta a fare percepire quelle mura di cemento come parte della città e rappresenta uno step intermedio importantissimo nel reinserimento. Ma nella storia Disney non vi erano forse anche un Lumieré e un toc toc con combriccola appresso? Certo che sì!

….  

Coincidono con tutta “la città” che si accomoderà  ad uno di quei tavoli per gustare una cena deliziosa, e che con la sua partecipazione contribuirà alla diffusione di iniziative come queste …. che abbattono i pregiudizi di chi sta fuori e costruiscono il giudizio di chi sta dentro.

Detto ciò: buon appetito!

-Sara Annibali

 

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