Lunghi fili verdi, freschi, umidicci, sfumati, in alcuni punti dorati.

Almeno, così li ho immaginati perché ancora gli occhi a terra non gli ho posati.

Impiastricciati: arrotolati, annodati, sciolti, calpestati, stirati, spezzati…

indubbiamente pazienti se a questo si sono piegati.
Giocherelloni, di sicuro, perché di fronte la collina è tutta <<chiaro e scuro>>

e son questi furbetti a coprirne il lato oscuro.

Divertiti, quanto le due piante allungate

che sopra di essi si sono poggiate

e da lì più ferme non sono state.

Le dita: non ci avevo mai pensato, proprio mai, sai?
Con cinque stecchi per piede cosa ci fai …

E lasciandole libere di esplorare ho sentito scorrere dentro una strana voglia di danzare, forse perché dal basso gli ‘occhi di Madonna’ mi stanno a guardare

e ogni loro singolo petalo non mi può che emozionare.

Il viola è il colore della spiritualità,

eppure perché colpisca tanto ancora non si sa

forse perché davanti allo splendore della natura è già stata messa troppa razionalità.

Quando esausti i miei piedi, sul manto erboso, sentono di volersi abbandonare …. penso a quanta meraviglia sarebbe poterli radicare e riprendere grazie alla luce tutta l’energia vitale.
Un desiderio incontenibile in questa vallata che da raggi intensi è rischiarata e la mia mente non può che esserne rasserenata.

M’abbandono sino a che non mi ritrovo sdraiata con i lunghi capelli coperti dall’unica zona non illuminata:

dall’unica ombra sfumata, specchio d’una chioma di rosso colorata.

Dal basso all’alto osservo cercando tra i rametti, sul muschio, in una parte rosicchiata…

una piccola fata, e mi fermo quando mi accorgo di essere rimasta incantata dalla natura così com’è stata creata.

In ogni singola venatura di quel tronco un viaggio ho cominciato, non che l’albero sia arrivato con la sua altezza fino al creato,

ma perché al cuore di me stessa m’ha riportato.

Fiori rossi, di color scarlatto, poggiano su braccia delicate che diventeranno un nido per vite appena iniziate … esattamente come le mie nell’atto di abbracciare rinnoveranno il significato della parola “amare“.
Delle radici se ne può parlare?

Uno scambio continuo tra profondo e superficiale: la linfa che deve scorrere per mantenere l’equilibrio vitale e la pianta lo sa perché male non si vuole fare …

così come il mio cervello distaccato dal cuore non può davvero funzionare.

In questo luogo continuo a fantasticare, o meglio, a lasciarmi trascinare

da questa prima atmosfera primaverile in cui domina il rinascere e il rigoglire…

Ogni lineamento con lo sguardo continuo a seguire, nonostante ci sia un cartello che tenta di esordire :

<<qui non si può stare >> perché qualcuno presto verrà ad arare o peggio ancora a disboscare.

In effetti,questo posto non ha niente di speciale: non mi trovo nel Gran Canyon o sul lungo mare …

ma nemmeno lì si potrebbe cogliere la grandezza o l’essenziale se non si decidesse davvero di voler guardare…

e ora mi sento così piccola anche solo a camminare che penso sia forse per questo che le valli, le gole vogliamo strozzare:

è qualcosa più difficile da spiegare, una realtà che si vorrebbe negare …. quando si sente di volersi piegare davanti a ciò che ‘ti consente solo di respirare’.

Probabilmente, in alcuni casi, è anche un mistero che è necessario svelare:

un’amica mi è venuta a chiamare, per andare, per chiedermi di smetterla di passeggiare e di sognare …

le pare qualcosa di così stupido da fare.

Prima di volermi ascoltare ha dovuto togliere anche lei i sandali e iniziare a respirare.
Scalza, allora, ha iniziato a cantare

ed è stata in grado di ricominciare ad osservare:

sue parole “il fiato mi sono sentita mozzare”.

 

 

 

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