Referendum 17 aprile, dopo 11 giorni c’è ancora da chiarire

E’ un insulto.

Riferire, refērre ,«riferisco».

Ad referendum: «convocazione per riferire».

Nulla di strano, giusto?

In quanto a parlottare, informare, strumentalizzare, polemizzare, politicizzare, urlare, scimiottare, esagerare,abbracciare idee e non sapere di ché però decidere di parlare… non ci si è fatti mancare nulla.

Parlare: non si fa altro in Italia, da circa un mese.

E quindi? Parlare, riferire… che differenza fa?

Nessuna, se non che tra queste due voci si interpone qualcosa di estremamente pratico: una croce, la componente determinante, a tutti gli effetti <<il fattore ‘x’>>.

Pongo l’attenzione proprio al minuscolo segno (non) lasciato all’interno di quelle cabine il 17 aprile 2016.

Cito questa data perché è oggetto dell’ultimo quesito rivolto direttamente al popolo, ma ne potrei prendere una qualunque altra: non ha importanza per cosa, l’importante è andare a votare quando si è chiamati a farlo. C’è da essere più preoccupati davanti a un popolo italiano che per il 70% non si reca alle urne … o per l’attività delle trivelle nel mare della Penisola?

Un inquinamento del rispetto nei confronti della nostra storia e del presente dei nostri nonni e bisnonni, un alto di rischio di danneggiamento della democrazia, il deturpamento della Repubblica Italiana e di una futura generazione che non si prende le proprie responsabilità tanto facilmente quanto manda giù bicchieri di vodka per dimenticarne le conseguenze.

Non per scadere nel retorico (e anche se fosse, evidentemente ancora retorico non è, considerando che pare essere un messaggio sospeso, di quelli per cui si legge sempre <<posta in uscita>>, ma che non riesce arrivare mai) …. ma non è giusto né dev’essere possibile lasciare da parte lo sforzo di persone e poi persone e ancora altre persone che hanno lottato per avere diritto al voto. Più semplicemente, non si può mettere da parte come sia nata la forma di governo vigente: da un Referendum. Non si sa, effettivamente, quanti siano oggi a favore di questa modalità di conduzione del Paese… anche perché sono ben pochi a manifestarlo, pochi a partecipare attivamente.

Si sa, però, che nel 1946 la Repubblica è ciò che la maggior parte degli italiani ha voluto.

‘’Un tempo lontano”… no: 70 anni fa, e un’altra cosa da tenere presente è che spesso è necessario molto per ottenere qualcosa e basta un soffio per non averla più.

E’ insulto.

<< Ma è un referendum abrogativo, quindi che si voti per il ‘no’ o che ci si astenga è la stessa cosa >>.

Se è la stessa cosa, allora che si vada a votare. E’ una forma di responsabilità civile, una presa di posizione più che necessaria.

Si può dire che l’astensionismo sia una forma d’espressione contemplata nella democrazia, ma è necessario dire che l’astensionismo è anche quello di ‘’ chi tace e acconsente’’ in Paesi in cui tacere e acconsentire sono ancora nel 2016 le uniche possibilità che si hanno. Gente che tace e acconsente perché non ha l’ opportunità di ‘dire la sua’, tace e acconsente perché è imposto di camminare a testa bassa, tace e acconsente perché accettare passivamente le proposte politiche altrui è l’unico modo per reprimere la rabbia che ha dentro.

Ecco: l’astensionismo sarà anche contemplato nel sistema democratico, ma dall’astensionismo ci si deve tutelare.

In tal senso, mi piace pensare che gli italiani che hanno deciso di ‘non scegliere’ l’abbiano fatto per pigrizia e non per seguire uno dei tanti buffoni che hanno chiesto di non recarsi alle urne.

Mi piace persino sperare che non si abbia avuto voglia di informarsi abbastanza sul tema per poter sentire d’esprimere un’opinione, mi piace sperare che molti siano stati talmente tante ore in ufficio da essere farsi entrare la notizia da una parte e che se la siano fatti uscire dall’altra o addirittura che si sia stati a casa perché ce ne si infischia della politica del Paese. Perché se veramente si è cominciato a seguire chi dovrebbe essere <<per il governo del popolo>> e invece prova governare la popolazione a fini personali siano fritti, signori.

E’ uno schifo.

Senza contare che il tema su cui è stato richiesto d’ esprimersi è un tema estremamente tecnico e in Italia (secondo il più recente rapporto OCSE ) il 47% della popolazione risulta essere analfabeta funzionale. Cosa significa? Significa che il 47% delle persone non è in grado di utilizzare in modo efficiente e sufficiente le abilità minime di lettura, scrittura e calcolo richieste nelle situazioni della vita quotidiana.

Quanti avranno realmente capito di cosa si stava parlando? Al di là della qualità dell’informazione, chi avrebbe avuto gli strumenti per capire?

Andando un poco indietro nel tempo, ci si rende conto di come negli ultimi 20 anni i Referendum che hanno avuto successo nel nostro Paese riguardassero questioni estremamente semplici, pratiche, comuni a tutta la popolazione.

L’ignoranza è forse più preoccupante di chi ha scelto consapevolmente di essere ‘pecorone’. L’ignoranza è un’arma ancora più forte tra le mani dei <<potenti>>. Il dramma è che chi è minacciato spesso non se ne rende conto, il dramma è che anche per questa situazione si fa poco.

E’ una scusante? No, è uno schifo.

Unica “giustificazione” cui si può pensare e che comunque giustificazione non è, è che ci sia stato un tale sdegno per la strumentalizzazione politica di questo quesito referendario da spingere le persone a non andare a votare. Forse, c’è stata una tale politicizzazione da indurre a lasciare la scheda bianca come segno di protesta.

Solo che, se il 70% degli italiani prova un malessere profondo, ci si aspetterebbero manifestazioni diverse dal silenzio … che come si è visto, almeno in questo caso, è servito a ben poco.

 

« Attualmente è considerato normale recarsi a votare, come non recarsi a votare. Il deporre la scheda nell’urna è percepito sempre meno come un diritto, e ancor meno come un dovere, e sempre più come una facoltà di cui avvalersi. »

 

Lo diceva Linda Laura Sabbadin 10 anni fa eppure sembra che si sia solo che andati peggiorando.

Non era una costatazione, probabilmente voleva essere un monito.

Non si discute di un ‘sì’ o di un ‘no’; d’essere a favore o contro. Si discute di un <<perché>>: perché la maggior parte del popolo italiano non c’è?

E’ uno schifo.

 

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