Do I need another Hero?

Non c’è un idolo.

No, non c’è: cercate pure in mezzo ai cassetti della mia scrivania, smontate gli armadi della mia stanza, perlustrate ogni parete, potete anche smantellare la libreria… non lo troverete.
Non è presunzione.
Credo che tutti abbiano bisogno di punti di riferimento, strade tracciate su cui poter ballare da soli, un abbraccio di conforto, una guida e un modello a cui rifarsi.
Però, per questo, può essere sufficiente ciò che è più vicino a noi, basta uno sguardo sulla realtà di tutti i giorni: bastano alcuni professori; bastano i quattrocchi che si nascondono dietro certi libri; bastano gli scrittori; bastano i bambini; bastano le portiere pettegole sotto casa e il medico di turno alle tre di notte.
Ho deciso di non rifarmi alla televisione per scoprire chi sono o chi voglio essere, probabilmente sono anche stata fortunata perché mi hanno insegnato a cercarmi (e trovarmi?) in altro modo; potrei volgermi alla penna di qualche scrittore, ma amare i suoi pezzi non significherebbe necessariamente sentire il desiderio di emulare la sua persona.
L’ unico che mi viene in mente a tal proposito è Tiziano Terzani, sono arenata tra i suoi libri e mi sono ancorata alla sua filosofia di vita, è stato un grandissimo uomo, a parer mio.
Non è, però, di Terzani che vorrei parlare… vorrei parlare di Audrey Hepburn.
Perché?
Perché se è vero che non esiste un idolo, non posso negare di essere sempre stata catturata da una personalità in particolare: la sua.
Forse, c’è anche dell’affinità… in alcune sfaccettature non posso fare a meno di ritrovarmi; in altre è una dei pochi cui mi piacerebbe assomigliare, se dovesse capitare.
Bella, bellissima, ma non tanto quanto altre del tempo, non tanto da farla diventare un’icona indiscussa.
<< L’unica vera eleganza è la mente, se la si possiede, il resto proviene tutto da lì >>, non so se sia vero, ma di sicuro Audrey possedeva una classe diecimila spanne sopra rispetto a chi le stava intorno, senza bisogno di fronzoli e senza ricercatezza.
Eppure, non se ne capacitava:
<<Quando si guardava allo specchio diceva di non capire cosa ci vedesse di bello la gente in lei: era convinta di avere un naso grosso e piedi enormi e pensava di essere troppo magra e di non avere abbastanza seno », questo uno dei tanti reportage del figlio, Luca Dotti, che ha deciso di raccontare ciò che lui aveva conosciuto di sua madre anche a discapito di quello che fino ad allora era stato diffuso.
Non penso si tratti di una testimonianza falsa e sicuramente nemmeno di un autocompiacimento; trovo interessante che una donna del suo calibro abbia mantenuto l’umiltà di riconoscere in sé dei difetti come qualunque essere umano, senza tuttavia peccare di insicurezza.
Continuando su questa linea:
«Era sempre piuttosto sorpresa dagli sforzi che le donne facevano per apparire giovani. Lei in realtà era molto contenta di invecchiare, perché significava avere più tempo per se stessa e la famiglia, e separarsi dalla frenesia per la bellezza e la giovinezza che è Hollywood».
Ecco, questa è una delle cose che di lei ho sempre apprezzato di più: la famiglia al primo posto e la capacità di non dipendere dalla sua fama.
La dichiarata volontà di riscattare la fanciullezza mai vissuta da bambina e l’amore per le cose semplici, tanto vicine quanto lontane da una telecamera che giustamente aveva ricoperto la sua parte, ma ha saputo capire quando lasciarla andare.
Sogno ancora, forse ingenuamente, di poter diventare un’attrice di teatro un giorno, nonché una scrittrice, un’arte terapeuta… e non voglio dimenticare le mie radici tanto quanto la differenza che possono fare la convinzione e il perdono nel raggiungimento del successo.
Questa l’abbiamo in comune io e la Hepburn: la necessità di perdonare un infanzia senza una figura maschile affianco e la perseveranza davanti alle porte chiuse in faccia.
Più di me, molto più di me, lei ha vissuto anche la guerra, ha patito la fame e le ossa le hanno strappato via il sogno di poter diventare una ballerina: avrebbe potuto gettare all’aria tutto, decidere di fare una vita mediocre priva di sogni, invece si è reinventata nel giro di niente (senza nascondere che abbia sicuramente avuto una buona dose di fortuna)
Uomini pochi, selezionati, tenendo conto anche di storielle nate sul set non si riesce a superare le dita di una mano. Famosa o meno, credo le faccia onore: pur essendo liberi di concepire l’amore ognuno come preferisce, la poetica di chi o <<perde cuore e mente>> oppure non cerca avventure giusto per divertirsi è qualcosa di molto vicino a come la vedo io.
Ultimo, in ordine di successione, ma non meno importante: l’incarico come ambasciatrice dell’UNICEF per i diritti umani, durante gli ultimi anni di vita.
<<Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio: con il cuore>>.
Desiderava portare all’attenzione di tutti i problemi vissuti dai bambini più poveri del Mondo… vittime della guerra, abbandonati, malnutriti.
“Non dobbiamo dimenticarci mai di quei bambini che non conoscono la pace, che non conoscono la gioia né il sorriso. E’ a nome di questi bambini che io parlo, bambini che non hanno voce” diceva l’attrice.
<<Life it’s not enough if you don’t share it>>, la vita non è abbastanza se non decidi di condividerla.
E’ uno dei miei motti personali principali, magari non diventerò l’ambasciatrice dell’UNICEF, ma penso sia importante portarlo a realizzazione nel mio piccolo così come la grande Star ha fatto nelle sue possibilità.
Vorrei parlare ancora di Audrey Hepburn.
Perché?
Perché se è vero che non esiste un idolo, non posso negare di essere sempre stata catturata da una personalità in particolare: la sua.
….
E delle persone, non i <<titoli>> o le <<icone>>, che lasciano tanta bellezza attorno e dietro di sé, è meraviglioso e giusto parlare.

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