Viaggiare così

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A me piace viaggiare così.

I chilometri che attraversano la testa,mentre leggo un libro, un enciclopedia, studio storia dell’arte… sono interessanti.

Strade e strade che, però, iniziano e finiscono dove inizia e finisce la volontà.

Poi, quante vie possono attraversare una scatola cranica prima che chi vi cammina arrivi a scontrarsi? Una tale calca tra i neuroni non è divertente.

Quanto tempo resistono i ciottoli, prima di lasciare spazio alle novità? Il sistema simpatico non può certo rischiare di arruginirsi.

A me piace viaggiare così: su due piedi, con pochi oggetti nello zaino e la curiosità a mille.

A me piace viaggiare così: odori che pervadono le narici; occhi catturati dai colori dei tetti delle case, abitazioni di chi passeggia per strada senza destare alcuna attenzione, particolari che vengono da te senza che li vada a chiamare.

A me piace viaggiare così: melodie e grida che bussano ai timpano delle orecchie; lo scroscio dell’acqua e il soffio del vento che si spiattellano addosso.

A me piace viaggiare così: immagini che s’ imprimono nella testa e per qualche bizzarro motivo da lì non si muovono più, cristallizzate, custodite (più o meno consapevolmente) come i tesori più rari.

Un viaggio che è un dipinto, un affresco, una memoria senza tempo né orologio.

 

Viaggiare è ben oltre parole di carta: viaggiare è il modo per studiare più efficace che conosca.

Ricordo quando ero più piccola, “u picciridda” come direbbero dove mi trovo ora, e non c’era verso di farmi rimanere impresso il mappamondo, niente da fare: ‘ottimo’ in Italiano, matematica… ma il mappamondo.

.. quello niente.

 

《Coraggio, questa è l’Italia, vicino c’é l’Austria e lontano lontano il Polo Nord》

 

《Come fa a essere così piccolo il Polo Nord? Babbo Natale è ciccio ciccio!》

 

《È così piccolo perché è solo un immaginazione, fingiamo che sia così per capire dove si trova》

 

《Ma io non voglio sapere dov’è io voglio sapere com’è, se no, come me lo ricordo?》

 

Qualche volta  me lo chiedo ancora adesso, quando volteggio con valigie e abiti comodi in mezzo al mappamondo che tanto detesto.. cercando i conflitti di cui parla il telegiornale e la crisi del mezzogiorno di cui chiacchierano la mattina al bar; tuffandomi in un mar Adriatico più sporco d’un Mediterraneo e improvvisando una parlata indigena di cui non conosco nemmeno la melodia; assaporando il pizzichio della vera feta greca e sgranocchiando del ‘fish and chips’ inglese,registrando storie d’altri scenari e d’altri tempi alla fermata dell’ autobus.

Quante corse perderei per poter udire davvero almeno una di quelle storie.

 

Me lo domando quando sono un treno, guardando fuori dal finestrino, fissando i binari, pensando alla piccola o lunga scoperta che mi attende.

Me lo domando quando penso che a me piace viaggiare così.

-Sara Annibali

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